Un contributo sulla sentenza di appello per Scripta Manent [it, es]

Un contributo sulla sentenza di appello per Scripta Manent

In questo periodo distopico, fatto di pandemie, virus e mezzo mondo recluso a casa, la sentenza della Corte di Appello di Torino per il processo “Scripta Manent” è semplicemente un altro tassello che si va a incastrare in questo puzzle repressivo del nuovo ventennio. Una nuova società, di quelle che loro amano chiamare “2.0” in cui, attraverso un “Ministero della Verità” rivisitano, cambiano, costantemente e quotidianamente qualsiasi evento storico in modo che possa incontrare i gusti e confermare tesi e idee del “Grande Fratello”. Un “Ministero dell’Amore”, formato da virologi e infettivologi più presenti negli studi televisivi e nelle tipografie che negli ospedali, che sta azzerando i rapporti sociali e sentimentali attraverso il terrore inculcato quotidianamente su giornali e tv; gli stessi che stanno creando un nuovo linguaggio, o “neolingua”, dove viene timbrata di “terrorismo” ma anche di “negazionismo o complottismo” (giusto anche per irridere) qualsiasi forma di pensiero diversa, contraria e opposta. E ancora, una “psicopolizia” formata da infami alla finestra o muniti di telefonini per strada pronti a filmare ogni nostra azione quotidiana, e un nuovo reato psicologico, “psicoreato”, che tende a distruggere anche i rapporti familiari perché “se muore tuo nonno sappi che è colpa tua che sei andato a bere una birra con gli amici”.

Potrei continuare con quello che sembra un racconto (1984 di George Orwell) ma questo basta per far capire in quale contesto storico arriva una sentenza tipo “Scripta Manent”, e purtroppo ne arriveranno altre nei prossimi mesi.

Non starò qui a smontare le “prove granitiche” del PM perché semplicemente, e fortunatamente, non faccio il suo mestiere ma sicuramente penso che allo “smemorato di Torino” non frega assolutamente niente di aver ragione sul fatto che noi siamo o meno individui appartenenti alla Federazione Anarchica Informale. La cosa che interessa al PM è quella di ottenere in via definitiva una condanna di ergastolo alla Solidarietà e alla Complicità anarchica.

Ha ottenuto le condanne attraverso un processo che non doveva esistere per noi assolti in primo grado per un ritardo di richiesta di appello di tre giorni. Io controllato con un trojan nel computer per 6 anni e a lui non hanno controllato nemmeno la casella di posta elettronica per vedere se fosse presente, anche nel cestino, la PEC che ne avrebbe contestato il ritardo. Non sto facendo del vittimismo ma sto raccontando cosa è accaduto, soprattutto lo sto rinfacciando ad un miserabile che si vanta di aver combattuto la ‘ndrangheta per poi utilizzare gli stessi metodi di falsificazione di carte ed aver ottenuto un processo di appello nei nostri confronti grazie alle sue “amicizie e affinità” che nel gergo mafioso vengono definiti dagli stessi magistrati come “raccomandazioni”. Non a caso gli stessi giudici hanno di fatto evidenziato le vere intenzioni del PM, emettendo una condanna di 20 anni per Alfredo e 16 anni per Anna senza uno stralcio di prova per le azioni imputate ai due compagni. Le altre condanne, che vanno dai 2 anni e 6 mesi per il sottoscritto e Stefano Fosco in giù, dimostrano chiaramente l’obiettivo del miserabile di cui parlavo sopra: isolare i compagni detenuti condannando chi è sempre mostrato solidale e complice con loro, oltre ad essere l’ennesimo attacco alla controinformazione.

Sia chiaro che io non sono per niente stupito della mia condanna perché  dal primo giorno che ho deciso, nel 2012, di aprire il sito di RadioAzione e la radio ero ben conscio a cosa andavo incontro. I vari sabotaggi alla radio stessa tipo il taglio dei cavi telefonici erano squallidi messaggi e minacce ai quali ho sempre risposto col sorriso sulle labbra perché invece di farmi paura mi dimostravano quanto gli “rodesse il culo” per ciò che scrivevo e dicevo. Inoltre mettevo su in rete, nonostante esistesse già la radio da un po’ di mesi, il sito di RadioAzione all’indomani della “Operazione Ardire” in cui venivano arrestati i due compagni Stefano Fosco e Elisa Di Bernardo “rei” di fare tra l’altro controinformazione. Intanto oltre agli sbirri ed i magistrati all’epoca dovevamo tener conto a chi indicava me e altri compagni che facevano controinformazione in rete come coloro che si facevano il loro anarchismo comodamente dalla propria “cameretta”.

Mi sono sempre ritenuto quel cinese seduto sulla riva del fiume e ad aspettare che passassero i cadaveri dei propri “nemici”, e vi assicuro che ne ho visti e ne sto vedendo ancora tanti passare… Sono stato ben conscio di ciò che andavo a rischiare facendo certe dichiarazioni in fase di processo; l’ho fatto sempre scrivendo al singolare. Quindi la cosa peggiore è stata sentirsi dire che con le mie parole avevo messo nei guai, non i miei coimputati che li stavano passando per davvero e non per le mie dichiarazioni, ma altri individui nemmeno citati negli atti. Ma questa è un’altra storia… L’autoreferenzialità di alcuni anarchici che si sentono al centro del buco del culo del mondo ma in verità non ne hanno mai passata una… Sono andato avanti, e continuerò ad andare avanti… forse tornerò indietro per andare a recuperare qualcosa che mi servirà per andare avanti di nuovo con più forza e dando una risposta alla mia condanna e a quella degli altri compagni. Soprattutto cercando di far arrivare ancora con più voce tutta la mia SOLIDARIETÀ E COMPLICITÀ ai compagni detenuti per il nostro e altri processi.

Lo farò anche tornando a scrivere, in particolar modo, ad Anna e Alfredo a cui non avevo più scritto perché il “postino aveva dimenticato” il mio indirizzo di casa a parte per bollette e altre rotture di palle, e quindi per evitare che la nostra corrispondenza finisse sulla scrivania di un miserabile che se ne sarebbe servito per alimentare la mole di atti giudiziari. Non gli ho più scritto ma nei miei pensieri hanno camminato con me quotidianamente in questi anni e continueranno a camminare con me fino a quando non lo potranno fare da individui liberi. Una miserabile condanna non mi allontanerà mai da loro perché lo ripeterò fino alla nausea che sono e rimangono miei compagni, fratello e sorella ai quali sarò sempre Solidale e Complice!

Quindi a te Sparagna dico “Nun te fruscià!” (dal napoletano “non farti illusioni”).

Per l’insurrezione, per l’anarchia!

Gioacchino Somma

A questo link è possibile scaricare il testo in formato pdf: Un contributo sulla sentenza di appello per Scripta Manent.

[Testo in italiano tratto da infernourbano.noblogs.org].


Una contribución sobre la sentencia de apelación por la Operación Scripta Manent (Italia)

En este período distópico, hecho de pandemias, virus y medio mundo recluido en casa, la sentencia del Tribunal de Apelación de Turín por el juicio «Scripta manent» es simplemente una pieza más que se va a encajar en este rompecabezas represivo del nuevo veinteno. Una nueva sociedad, de aquellas que ellos les gusta llamar «2.0» en la cual, a través de un «Ministerio de la Verdad» revisitan, cambian constantemente y cotidianamente cualquier evento histórico para que pueda satisfacer los gustos y confirmar las tesis e ideas del «Gran Hermano». Un «Ministerio del Amor», formado por virólogos y especialistas en enfermedades infecciosas, más presente en los estudios de televisión y en las imprentas que en los hospitales, que está eliminando las relaciones sociales y sentimentales a través del terror que se inculca cotidianamente sobre los periódicos y la televisión; los mismos que están creando un nuevo lenguaje, o «Neo lengua», donde viene timbrada de «terrorismo» pero también de «negaciónismo o conspiraciónismo» (solo para reírse) cualquier forma de pensamiento diferente, contrario y opuesto. Y además, una «psicopolicia» formada por infames en la ventana o equipados con teléfonos móviles por la calle preparados a filmar todas nuestras acciones cotidianas, y un nuevo delito psicológico, el «psicodelito», que tiende a destruir incluso las relaciones familiares porque «si tu abuelo muere entérate que es culpa tuya que has ido a tomar una cerveza con lxs amigxs».

Podría seguir con lo que parece una historia («1984» de George Orwell) pero esto es suficiente para entender en qué contexto histórico llega una sentencia como «Scripta Manent», y desgraciadamente llegarán otras en los próximos meses.

No estaré aquí para desmontar las «pruebas graníticas» del fiscal (PM) porque simplemente, y afortunadamente, no hago su trabajo pero seguramente pienso que al «olvidadizo de Turín» no le importa absolutamente nada de tener razón sobre el hecho que nosotrxs somos o no individuos pertenecientes a la Federación Anarquista Informal. Lo que le interesa al fiscal es aquella de obtener en vía definitiva una condena de cadena perpetua a la Solidaridad y a la Complicidad Anarquista.

Ha obtenido las condenas a través de un juicio que no debería ni haber existido para nosotros, absueltos en primer grado por un retraso de apelación de tres días. Yo controlado con un troyano en mi computadora durante 6 años y a él ni siquiera han controlado su casilla de correo electrónico para ver si estaba presente, incluso en la papelera, la PEC que habría impugnado la demora. No estoy haciendo la victimización sino estoy contando lo que ha pasado, sobre todo lo estoy reprochando a un miserable que se jacta de haber luchado contra la ‘Ndrangheta[1] para luego utilizar los mismos métodos de falsificación de cartas y haber obtenido un proceso de apelación en nuestra contra gracias a sus «amistades y afinidades» que en la jerga mafiosa vienen definidos por los mismos magistrados como «recomendaciones». No es una casualidad que los mismos jueces hayan de hecho resaltado las verdaderas intenciones del fiscal, emitiendo una condena de 20 años para Alfredo y 16 años para Anna sin un fragmento de prueba por las acciones imputadas a los dos compañeros. Las otras condenas, que van desde 2 años y 6 meses para mí y Stefano Fosco para abajo, demuestran claramente el objetivo de los miserables de los cuales hablaba antes: aislar a lxs compañerxs detenidxs condenando a quien siempre se ha mostrado solidario y cómplice con ellxs, además de ser el enésimo ataque a la contrainformación.

Que quede claro que no me ha sorprendido para nada mi condena porque desde el primer día que he decidido, en el 2012, abrir el sitio RadioAzione y la radio, era muy consciente de lo que me iba a encontrar. Los varios sabotajes a la misma radio, como el corte de cables telefónicos, eran escuálidos mensajes y amenazas a los cuales siempre he respondido con una sonrisa en los labios porque en lugar de asustarme me demostraban cuánto le «mordía el culo» por aquello que escribía y decía. Además, metía en la red, a pesar de que la radio ya existía desde hacía unos meses, la pagina de RadioAzione después de la «Operación Ardire» en la cual venían arrestadxs lxs dos compañerxs Stefano Fosco y Elisa Di Bernardo «culpables» de hacer entre otras cosas contrainformación. Mientras tanto, además de los esbirros y los magistrados en la época, tenían que tener en cuenta a los que me indicaban a mí y a otrxs compañerxs que hacían contrainformación en la red como aquellxs que se hacían su anarquismo cómodamente desde su propio «dormitorio».

Siempre me he considerado ese chino sentado en la orilla del río y esperando que pasaran los cadáveres de los propios «enemigos», y os aseguro que los he visto y sigo viéndolos pasar a muchos… He sido muy consciente de aquello que iba a arriesgar haciendo ciertas declaraciones en la fase del proceso; Siempre lo he hecho escribiendo al singular. Entonces, lo peor ha sido sentirse decir que con mis palabras había metido en problemas, no a mis coacusados ​​que de verdad los estaban pasando y no por mis declaraciones, sino otras personas ni siquiera mencionadas en las actas. Pero esta es otra historia… La autorreferencialidad de algunos anarquistas que se sienten en el centro del agujero del culo del mundo pero que en verdad nunca han pasado por una… He seguido adelante, y seguiré andando adelante… Tal vez vuelva atrás para recuperar algo que me servirá para seguir delante de nuevo con más fuerza y ​​dando una respuesta a mí condena y a aquella de lxs demás compañerxs. Sobre todo tratando de hacer llegar todavía con mas voz toda mi SOLIDARIDAD Y COMPLICIDAD a lxs compañerxs detenidxs por nuestro y otros juicios.

Lo haré también volviendo a escribir, en particular modo, a Anna y Alfredo a los cuales no había escrito porque el «cartero había olvidado» mi dirección de casa, aparte de para facturas y otras roturas de cojones, y entonces para evitar que nuestra correspondencia terminara sobre la mesa de un miserable que le habría servido para alimentar la montaña de actas judiciarias. No les he escrito pero en mis pensamientos han caminado conmigo cotidianamente en estos años y continuaran a caminar conmigo hasta cuando no lo podrán hacer como individuos libres. Una miserable condena nunca me alejará de ellxs porque lo repetiré hasta la saciedad que son y siguen siendo mis compañerxs, hermano y hermana a los cuales siempre seré Solidario y Cómplice!

Así que a ti Sparagna[2] te digo «¡Nun te fruscià!» (Del napolitano «no te hagas ilusiones»).

¡Por la insurrección, por la anarquía!

Gioacchino Somma

Notas: [1] Mafia de Calabria; [2] Fiscal.

[Extraído de la traducción publicada en es-contrainfo.espiv.net].