Anarchici imprigionati

L’elenco che segue, periodicamente aggiornato e corretto, raccoglie gli indirizzi di anarchici e rivoluzionari attualmente imprigionati nelle carceri di tutto il mondo. I compagni necessitano di una solidarietà attiva, non di un mero supporto o sostegno, quindi di una solidarietà concretamente rivoluzionaria. Raccolte di firme, «mail-bombing» e altri mezzi di pressione civile sono incompatibili e inconciliabili con la metodologia e l’etica anarchica.

The following list, periodically updated and corrected, contains the addresses of anarchists and revolutionaries currently imprisoned in prisons around the world. The comrades need active solidarity, not a mere assistance or support, therefore a concretely revolutionary solidarity. Collections of signatures, «mail-bombing» and other means of civil pressure are incompatible and irreconcilable with anarchist methodology and ethics. As of today this page is only available in Italian.


ITALIA

Davide Delogu

Davide Delogu
C. C. Nuovo Complesso
Contrada Cocari
89900 Vibo Valentia

Davide Delogu è un anarchico sardo arrestato nel 2010 e condannato per alcune rapine e furti. Il 1 maggio 2017 ha tentato di evadere dal carcere di Brucoli (ad Augusta, in Sicilia), quasi riuscendovi. Il compagno è deportato dalla Sardegna e in anni recenti è stato rinchiuso nelle carceri di Brucoli (Augusta), Rossano Calabro, Palermo Pagliarelli, fino al recente trasferimento a Caltagirone.


Operazione Scripta Manent

Anna Beniamino
C. C. di Roma Rebibbia femminile
via Bartolo Longo 92
00156 Roma

Alfredo Cospito
C. C. di Terni
strada delle Campore 32
05100 Terni

Il 6 settembre 2016 sono stati arrestati cinque anarchici nell’ambito dell’operazione «Scripta Manent». Per altri due compagni già prigionieri (Alfredo e Nicola, in carcere dal 2012) viene imposta una nuova carcerazione e contestualmente agli arresti avvengono 32 perquisizioni domiciliari contro una trentina di anarchici. Nel corso di una di queste un altro compagno viene arrestato con l’accusa di possesso di materiali adatti alla realizzazione di ordigni, e scarcerato alcuni mesi dopo, a febbraio 2017. Complessivamente sono indagati 15 compagni e compagne (che successivamente diverranno 22). Le principali accuse sono di aver costituito o partecipato ad una «associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico», in riferimento alla FAI (Federazione Anarchica Informale) e successivamente alla FAI–FRI (Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale) e, solo per Anna e Alfredo, di «attentato per finalità di terrorismo», «atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi», «strage» e «possesso e trasporto di esplosivi» in riferimento a una serie di azioni realizzate inviando pacchi-bomba e collocando e facendo esplodere ordigni temporizzati tra il 2005 e il 2007.

Le azioni di cui sono accusati Anna e Alfredo sono le seguenti: i tre pacchi-bomba indirizzati al comando della polizia municipale in via Saluzzo 26 a Torino, al Centro di Permanenza Temporanea a Modena (il plico è indirizzato al presidente dell’ente gestore Daniele Giovanardi) e a Giorgio Manari, questore di Lecce (24 e 26 maggio 2005, rivendicati da Narodnaja Volja / FAI); il duplice attacco esplosivo contro la sede del Reparto Investigazioni Scientifiche dei carabinieri situata nel Parco Ducale di Parma (24 ottobre 2005, rivendicato dalla Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare) / FAI); il pacco-bomba indirizzato a Sergio Cofferati, sindaco di Bologna (3 novembre 2005, rivendicato dalla Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare) / FAI); il duplice attacco esplosivo contro la Scuola Allievi Carabinieri situata in via Centallo a Fossano, in provincia di Cuneo (2 giugno 2006, rivendicato da Rivolta Anonima e Tremenda / FAI); i tre pacchi-bomba indirizzati a Giuseppe Fossati, direttore di “Torino Cronaca”, alla sede della ditta COEMA a Torino e a Giorgio Chiamparino, sindaco di Torino (4, 6 e 7 luglio 2006, rivendicati da Rivolta Anonima e Tremenda / FAI, in solidarietà con i migranti e contro i Centri di Permanenza Temporanea); il triplice attacco esplosivo nel quartiere Crocetta a Torino (5 marzo 2007, rivendicato da Rivolta Anonima e Tremenda / FAI).

Per una buona parte dei compagni a processo, da giugno 2017 si è aggiunta l’accusa di «istigazione a delinquere» con l’aggravante della finalità terroristica in riferimento a “Croce Nera Anarchica” (rivista aperiodica con quattro numeri tra il 2014 e il 2017 e sito internet) e per altri compagni in riferimento alla gestione dei siti internet culmine.noblogs.org, iconoclasta.noblogs.org, radioazione.noblogs.org, radioazione.org, yu.radioazione.org e anarhija.info.

Una consistente parte dell’operazione «Ardire» (giugno 2012, ad opera del pubblico ministero Comodi di Perugia e del Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri), che comportò l’arresto di otto compagni, la custodia cautelare per altri due compagni all’epoca già prigionieri e innumerevoli perquisizioni, è confluita in Scripta Manent. Allo stesso modo, sono confluite in Scripta Manent altre indagini inerenti la FAI, alcune delle quali precedentemente archiviate e riaperte per l’occasione, tra cui: quelle sul plico incendiario indirizzato al questore di Lecce nel 2005 rivendicato da Narodnaja Volja / FAI; sul duplice attacco esplosivo contro la caserma allievi carabinieri di Fossano e sui plichi incendiario-esplosivi rivendicati da Rivolta Anonima e Tremenda / FAI del giugno-luglio 2006 (indagine ad opera del pubblico ministero Tatangelo e del ROS dei carabinieri di Torino, archiviata nel 2008); sul triplice attacco esplosivo nel quartiere torinese di Crocetta rivendicato ancora da Rivolta Anonima e Tremenda / FAI del marzo 2007 (indagine del p. m. Tatangelo e della Digos di Torino, archiviata nel 2009); le indagini «Kontro», «Replay», «Sisters», «Tortuga» (opera del p. m. Manotti e del ROS di Genova) sugli attacchi esplosivi contro delle caserme dei carabinieri a Genova rivendicati da varie sigle della FAI, il duplice attacco esplosivo contro il Reparto Investigazioni Speciali (RIS) dei carabinieri a Parma nel 2005, rivendicato dalla Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare) / FAI, e altre azioni; l’indagine «Moto» (ad opera dei p. m. Franz e Piacente e del ROS di Genova) che nel settembre del 2012 ha portato agli arresti dei compagni Nicola Gai e Alfredo Cospito, accusati e condannati per il ferimento di Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, il 7 maggio 2012 (durante il processo di primo grado i compagni hanno rivendicato l’azione). Come scritto dalla compagna Anna nell’articolo “Così è… se vi pare“, i propositi repressivi sottesi a questa operazione sono evidenti, «la stessa mole di carte per quanto contraddittoria diventa suggestiva. Si consideri che vengono quasi interamente riversati in Scripta Manent gli atti dei procedimenti succitati, che aggiunti alle elucubrazioni del duo Sparagna–Digos torinese diventano 206 e più faldoni di atti giudiziari. Schedatura e scrematura: centinaia di nomi e curriculum vitae, di episodi di sovversione quotidiana, schedati, sezionati e ricomposti ad hoc. Alle traiettorie esistenziali, ai frammenti di discussioni e ai giornali pubblicati si sovrappongono interpretazioni discordi a seconda dell’occhiuto controllore di turno, acrobazie attributive spazio-temporali, neo-lombrosiani studi comportamentali. Non è la prima volta che accade, così come è ben collaudato il tentativo del setaccio tra “buoni e cattivi”, l’utilizzo della stampa anarchica come “clandestina” e prodromica all’”associazione”».

La maggior parte delle accuse riguardanti le azioni derivano dal raffronto, tramite perizie richieste dall’accusa, tra le rivendicazioni e lo stile scrittorio di alcuni imputati, per i quali, appunto tramite queste perizie, l’accusa avrebbe dimostrato la «pertinenza» alla FAI–FRI. Invece, per quanto riguarda l’attacco alla sede del RIS di Parma nel 2005, si aggiunge anche una contraddittoria traccia di DNA che è stata attribuita ad Alfredo (e che in passato, in occasione degli arresti richiesti per la cosiddetta operazione «Replay» ad opera dei ROS e del pubblico ministero genovese Manotti, era stata giudicata troppo frammentaria per essere considerata come prova effettiva).

Nei primi giorni di giugno 2017 è stato notificato un ulteriore filone di indagine di Scripta Manent ad altri sette compagni, accusati tutti a piede libero di «associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico» e «istigazione a delinquere», mentre due sono stati accusati di «atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi» per l’azione contro il tribunale di Civitavecchia (12 gennaio 2016). Le accuse sono state successivamente accorpate al procedimento di Scripta Manent (i cui indagati sono saliti a 22 persone) e l’accusa «istigazione a delinquere» è stata estesa a buona parte degli imputati. Il processo, iniziato il 5 giugno 2017 nell’aula bunker del tribunale di Torino presso il carcere Le Vallette, ha come pubblico ministero Roberto Sparagna. Ad alcuni compagni è stata imposta la videoconferenza dal carcere, quindi l’impossibilità di essere presenti nell’aula di tribunale durante le udienze.

A partire dal mese di febbraio 2019 il pubblico ministero ha esposto la sua requisitoria e le proprie richieste di condanna (poco più di 200 anni per 22 compagni complessivamente, con pene massime tra i 29 e i 30 anni). Il 24 aprile, a seguito delle decisioni dei giudici, è stata emessa la sentenza di primo grado da parte del tribunale di Torino, che ha condannato Anna a 17 anni, Marco a 5, Alfredo a 20, Nicola a 9, Alessandro a 5. Questi cinque compagni sono stati riconosciuti come «promotori» o «partecipi» in una «associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico», mentre i soli Anna e Alfredo sono stati condannati per sette tra pacchi-bomba ed attacchi esplosivi rivendicati FAI tra il 2005 e il 2007; Alfredo per tutte sette le azioni, mentre Anna per tutte tranne le due risalenti al 2005, per cui è stato condannato solo Alfredo (si tratta del duplice attacco esplosivo del 24 ottobre 2005 contro la sede del Reparto Investigazioni Scientifiche dei carabinieri situata nel Parco Ducale di Parma e del pacco-bomba indirizzato a Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, del 3 novembre 2005, entrambe rivendicati dalla Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare) / FAI). Sono stati assolti da ogni accusa i restanti 18 compagni imputati. Inoltre i cinque compagni condannati sono anch’essi stati assolti, come tutti gli altri, per l’articolo 414 c. p. («istigazione a delinquere»). Danilo e Valentina, tra i compagni assolti da ogni accusa a seguito della sentenza di primo grado, sono stati scarcerati dopo poco più di due anni e mezzo in custodia cautelare.

Il 6 aprile 2019 Anna, Silvia (arrestata per l’operazione «Scintilla» del 7 febbraio) e Agnese (arrestata per l’operazione «Renata» del 19 febbraio) sono state trasferite dal carcere di Roma Rebibbia femminile a quello dell’Aquila, dove sostanzialmente era stata trasferita la sezione AS2 destinata alle anarchiche e alle detenute con accuse di terrorismo islamico. Circa un mese dopo Agnese è stata trasferita agli arresti domiciliari. Il 29 giugno Anna e Silvia hanno dato inizio ad uno sciopero della fame contro le condizioni e le restrizioni imposte nel carcere aquilano (quasi interamente composto da sezioni di 41bis, il regime di detenzione più restrittivo previsto dall’ordinamento penitenziario). Le compagne – assieme ad altri rinchiusi nelle carceri di Ferrara, Alessandria, Lucca, Uta, Firenze e Roma Rebibbia, tra cui Alfredo e Marco, cui poi si è unita anche Natascia, arrestata il 21 maggio per l’operazione «Prometeo» – hanno condotto un duro sciopero della fame contro ciò che è parso come un primo tentativo concreto di «avvicinare» le condizioni detentive degli anarchici accusati di reati «associativi» o di terrorismo (quindi reclusi in AS2) a quelle del regime di 41bis. Dopo un mese, il 28 giugno, Anna, Silvia e Natascia hanno dichiarato la fine dello sciopero della fame. A seguito del trasferimento Silvia a Torino, di Natascia al carcere di Piacenza (30 luglio) e di Anna a Lecce (21 ottobre) nella sezione dell’Aquila non sono più state imprigionate le compagne.

Il 1 luglio 2020 è iniziato il processo d’appello. Essendo definitivamente entrata in vigore la normativa riguardo la videoconferenza, nessun compagno in carcere ha potuto essere presente fisicamente in aula.

Nel mese di agosto 2020 Anna è stata trasferita nel carcere di Roma Rebibbia femminile.

Il 24 novembre 2020 è stata emessa la sentenza del processo d’appello: Anna è stata condannata a 16 anni e 6 mesi, Alfredo a 20 (come in primo grado) in continuazione con la sentenza del processo per l’azione contro Adinolfi (se confermata anche con la sentenza di cassazione, la condanna avuta nel processo per l’azione contro Adinolfi andrà ricalcolata in continuazione con la sentenza di Scripta Manent), Nicola a 1 anno e 1 mese in continuazione con la sentenza del processo per l’azione contro Adinolfi, Alessandro è stato assolto, Marco è stato assolto dall’accusa di «associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico» ma condannato a 1 anno e 9 mesi per «istigazione a delinquere» in relazione a “Croce Nera Anarchica” (per questa accusa sono stati condannati anche Anna, Alfredo e Nicola). Oltre a ciò si sono avute ulteriori nove condanne ad altrettanti compagni sempre per «istigazione a delinquere», tutte tra i 2 anni e 6 mesi e 1 anno e 6 mesi. Nicola, Alessandro e Marco sono stati scarcerati.

Il 13 gennaio 2021 Anna è stata trasferita nel carcere di Messina, dove era reclusa fino ad agosto 2020.

Alfredo e Nicola si trovavano già in carcere a seguito delle condanne definitive (rispettivamente, a 9 anni, 5 mesi e 10 giorni e a 8 anni, 8 mesi e 20 giorni) nel processo dove erano accusati del ferimento di Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare (Genova, 7 maggio 2012), azione rivendicata dal Nucleo Olga / FAI–FRI. Nel 2013, durante il processo di primo grado a Genova, entrambi hanno rivendicato individualmente la realizzazione dell’azione.


Maddalena Calore

Maddalena Calore
C. C. “Ettore Scalas” — Uta
zona industriale Macchiareddu
2° strada ovest Uta (SP1)
09010 Uta (Ca)

Anarchica arrestata nel marzo 2017 a Cagliari per un residuo di pena di 4 anni e 3 mesi dovuto a precedenti condanne.


Operazione Panico

Il 3 agosto 2017, nel contesto di una operazione repressiva anti-anarchica a Firenze, è stata sgomberata l’occupazione La Riottosa e sono stati arrestati otto anarchici, accusati di aver compiuto un attacco esplosivo contro la libreria «Il Bargello» (Firenze, 1 gennaio 2017), uno spazio legato a fascisti e al partito Casapound, e un attacco incendiario contro una caserma dei carabinieri nel quartiere di Rovezzano (Firenze, 21 aprile 2016). Durante lo scoppio dell’ordigno contro «Il Bargello» rimase gravemente ferito un artificiere della polizia, che ha perso parte di una mano e un occhio. Tra le innumerevoli accuse, ci sono quelle di tentato omicidio e associazione a delinquere. Quest’ultima imputazione si lega alla cosiddetta operazione «Panico» (dal nome di un’altra occupazione anarchica fiorentina), una antecedente indagine che comportò delle perquisizioni e tre arresti il 31 gennaio 2017 e che è stata accorpata all’indagine scaturita negli arresti del 3 agosto.

Tranne Ghespe, tutti gli altri compagni sono stati successivamente scarcerati, alcuni dei quali dopo pochi giorni l’operazione repressiva del 3 agosto. Tra marzo e aprile 2018 Giovanni e Paska sono stati nuovamente arrestati a seguito di una decisione del tribunale di cassazione. Un altro compagno, anch’esso arrestato ad agosto 2017, è contemporaneamente destinatario di altre misure restrittive. Nel mese di giugno 2019 Giovanni e Paska sono stati trasferiti agli arresti domiciliari. Il 21 giugno è stato trasferito agli arresti domiciliari anche Ghespe.

Il 22 luglio 2019 è stata emessa la sentenza nel processo di primo grado: una ventina di persone sono state condannate, tra cui Giovanni, Paska e Ghespe a pene tra i 9 anni e i 9 anni e 10 mesi circa (principalmente per le accuse inerenti l’azione del 1 gennaio 2017). Tra gli altri condannati, nove sono stati riconosciuti come partecipanti ad una associazione a delinquere e, tra questi, due compagne ritenute «cape» di tale associazione sono state condannate a pene tra i 5 e i 6 anni circa. Un compagno, anch’esso condannato per associazione a delinquere, è stato assolto dall’accusa di aver compiuto l’azione del 1 gennaio 2017. Tutte le condanne – eccetto quelle di Giovanni, Paska e Ghespe – sono sospese.

Le operazioni repressive del 31 gennaio e del 3 agosto 2017 hanno mirato a rimuovere la presenza conflittuale degli anarchici a Firenze. Accusando i compagni di associazione a delinquere gli inquirenti hanno tentato di ottenere con più facilità delle condanne che, presumibilmente, non avrebbero potuto avere se avessero ricorso ad accuse con aggravanti eversive o terroristiche.

Il 4 maggio 2021 si è concluso il processo d’appello. La nuova sentenza ha rimosso integralmente le condanne per associazione a delinquere e condannato buona parte dei compagni per accuse inerenti fatti specifici. Ghespe e Paska sono stati condannati per l’attacco contro Il Bargello, con pene ridotte da 9 anni (Ghespe) e 9 anni e mezzo (Paska) a 8 anni a testa. Per le stesse accuse, Giovanni è stato assolto.


Paolo Todde

Paolo Todde
C. C. di Nuoro
Località Badu ‘e Carros
via Badu ‘e Carros 1
08100 Nuoro

Anarchico sardo e indipendentista arrestato il 31 ottobre 2017 a seguito di una rapina a mano armata in un ufficio postale di Cagliari. Il compagno, che si trovava assieme a due complici, è stato arrestato dopo un inseguimento con la polizia in alcune vie della città. Al termine del processo di primo grado è stato condannato a 6 anni di carcere.


Operazione Scintilla

Il 7 febbraio 2019, nel contesto dell’operazione «Scintilla», sono stati arrestati sei anarchici, dopo una lunga resistenza è stato sgomberato l’Asilo Occupato di Torino (occupazione anarchica esistente dal 1995) e si sono svolte alcune perquisizioni. Una settima anarchica è latitante.

L’accusa principale secondo la procura di Torino era di aver costituito o partecipato ad una «associazione sovversiva» (articolo 270, c. p., senza finalità terroristica), di aver compiuto alcune azioni dirette inerenti la lotta contro i CIE ed i CPR, le carceri per persone migranti e in generale di aver condotto un’intera campagna contro i lager per migranti e quanti hanno responsabilità nella loro gestione. A inizio marzo, a seguito del tribunale del riesame, è caduta l’accusa di «associazione sovversiva», mentre permangono alcune accuse specifiche (tra queste, «istigazione a delinquere» per la pubblicazione dell’opuscolo “I cieli bruciano”, dove si indicavano le responsabilità di istituzioni, aziende, enti, ecc., nella gestione e nel mantenimento di CIE e CPR, e il compimento di alcuni attacchi incendiari a Torino contro delle filiali di Poste Italiane, che all’epoca possedeva la compagnia aerea Mistral Air, impiegata nella deportazione di migranti). Conseguentemente al venire meno dell’accusa di «associazione sovversiva» cinque persone agli arresti sono state gradualmente scarcerate nei mesi seguenti e solo Silvia è rimasta in carcere.

Il 6 aprile 2019 Silvia, Anna (condannata nel processo «Scripta Manent», l’operazione repressiva del 6 settembre 2016) e Agnese (arrestata per l’operazione «Renata» del 19 febbraio) sono state trasferite dal carcere di Roma Rebibbia femminile a quello dell’Aquila, dove sostanzialmente era stata trasferita la sezione AS2 destinata alle anarchiche e alle detenute con accuse di terrorismo islamico. Circa un mese dopo Agnese è stata trasferita agli arresti domiciliari. Il 29 giugno Silvia e Anna hanno dato inizio ad uno sciopero della fame contro le condizioni e le restrizioni imposte nel carcere aquilano (quasi interamente composto da sezioni di 41bis, il regime di detenzione più restrittivo previsto dall’ordinamento penitenziario). Le compagne – assieme ad altri rinchiusi nelle carceri di Ferrara, Alessandria, Lucca, Uta, Firenze e Roma Rebibbia, cui poi si è unita anche Natascia, arrestata il 21 maggio per l’operazione «Prometeo» – hanno condotto un duro sciopero della fame contro ciò che è parso come un primo tentativo concreto di «avvicinare» le condizioni detentive degli anarchici accusati di reati «associativi» o di terrorismo (quindi reclusi in AS2) a quelle del regime di 41bis. Dopo un mese, il 28 giugno, Silvia, Natascia e Anna hanno dichiarato la fine dello sciopero della fame: «Che la vita sia una partita a dadi contro il destino lo scrisse un poeta, che agli anarchici piaccia giocare lo sappiamo. Una prima partita l’abbiamo conclusa. Un mese per tastare il terreno ed annusare i confini della gabbia, un mese di sciopero della fame per far capire che siamo materiale difficile da inscatolare». A seguito del trasferimento Silvia a Torino, di Natascia al carcere di Piacenza (30 luglio) e di Anna a Lecce (21 ottobre) nella sezione non sono più state imprigionate le compagne.

Il 25 settembre 2019, con l’accoglimento dell’istanza per gli arresti domiciliari, Silvia è stata trasferita dal carcere de Le Vallette di Torino agli arresti domiciliari, con tutte le restrizioni.

Il 23 luglio 2020, in Francia, è stata arrestata Carla, l’anarchica latitante dal 7 febbraio 2019 in quanto destinataria di un mandato d’arresto nell’ambito dell’operazione «Scintilla». Nel mese di agosto è stata estradata in Italia. Attualmente si trova agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni.


Operazione Renata

Martedì 19 febbraio 2019 in varie località del Trentino sono stati arrestati sette anarchici: sei persone in carcere e una agli arresti domiciliari. Le accuse principali sono «associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico», «attentato per finalità di terrorismo», «interruzione di pubblico servizio», «danneggiamento», «incendio» e «trasporto di materiale esplodente», in riferimento ad alcune azioni avvenute in Trentino nel corso degli ultimi anni. Contestualmente sono avvenute 50 perquisizioni, con circa 150 poliziotti e carabinieri mobilitati nell’operazione, cui è stato dato il nome «Renata», tratto dal nomignolo dato ad una automobile utilizzata da dei compagni. Sono stati perquisiti anche gli spazi anarchici “El Tavan” a Trento e “La nave dei folli” a Rovereto. Le indagini sono state condotte dalla Digos (polizia di Stato) e dal ROS (Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri). Nella stessa giornata degli arresti è avvenuta una conferenza stampa, a Roma, a cura dell’antiterrorismo.

Le azioni per cui a vario titolo sono accusati i compagni sono: l’attacco incendiario contro alcune automobili di Poste italiane a Trento (novembre 2016), l’attacco incendiario contro il laboratorio Cryptolab all’interno della Facoltà universitaria di matematica e fisica a Povo (8 aprile 2017), l’attacco incendiario contro alcune antenne-ripetitori per le telecomunicazioni situate sulla cima del monte Finonchio, nei pressi di Rovereto (7 giugno 2017, le antenne erano in uso alla RAI, ad alcune stazioni radio e alle forze armate), l’attacco incendiario contro alcuni veicoli dell’esercito all’interno del poligono militare di Roverè della Luna (27 maggio 2018), l’attacco esplosivo contro la sede della Lega ad Ala (ottobre 2018). Inoltre alcuni compagni sono accusati di aver fabbricato dei documenti falsificati.

Nel mese di marzo, a seguito di una decisione del tribunale del riesame che ha ritenuto insussistenti le finalità di terrorismo, è caduta l’accusa di «associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico» di cui inizialmente erano accusati una parte degli arrestati: il reato associativo ipotizzato è divenuto quello di «associazione sovversiva». Sono rimaste invariate le accuse specifiche relative alle azioni.

Il 9 maggio sono stati trasferiti agli arresti domiciliari cinque arrestati: una compagna da poco trasferita nella sezione AS2 carcere de L’Aquila, due da Tolmezzo e altri due da Ferrara. Resta in carcere, a causa di altre condanne definitive, Stecco. Mentre la compagna posta fin da subito agli arresti domiciliari è stata posta all’obbligo di dimora, con permanenza in casa tra le 21.00 e le 7.00.

Il 18 ottobre i compagni e le compagne agli arresti hanno letto in aula, durante il processo, una dichiarazione comune intitolata “Ai cuori ardenti”.

Il 5 dicembre si è tenuta la seconda udienza di primo grado del processo per l’operazione «Renata».

Dopo le requisitorie dei pubblici ministeri e l’arringa della difesa, attorno alle 14:30 è arrivata la sentenza: sono cadute definitivamente l’accusa di «associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico» e le aggravanti di terrorismo per coloro ai quali non veniva contestato il reato associativo. Sono così state emesse delle condanne per i reati specifici (produzione di documenti falsi, danneggiamento, violazione della legge sulle armi). Poza è stato condannato a due anni e sei mesi; Agnese e Stecco a due anni; Rupert a un anno e nove mesi; Sasha e Nico a un anno e dieci mesi; Giulio è stato assolto e scarcerato il giorno stesso.

In data 9 dicembre, vista l’esclusione del reato associativo, la stessa accusa ha richiesto che le misure degli arresti domiciliari venissero modificate: è stato disposto per tutti e tutte l’obbligo di dimora nei comuni in cui hanno scontato i domiciliari, con rientro notturno dalle 22:00 alle 6:30. Stecco invece è rimasto in carcere a scontare una pena definitiva riguardante un altro processo.

L’11 febbraio 2020 Stecco è stato trasferito agli arresti domiciliari e tempo dopo posto in obbligo di dimora.


Operazione Ardesia

L’anarchico Leonardo Landi è stato arrestato il 26 febbraio 2019 a seguito di una sentenza di cassazione relativa ad processo per una rapina avvenuta nel 2007, per cui alcuni anarchici vennero arrestati e indagati nel contesto dell’operazione «Ardesia». È stato condannato ad un residuo di pena di 2 anni e 8 mesi. Gli altri imputati condannati hanno scontato la sentenza.

Il 2 dicembre 2020 è stato trasferito dal carcere di Vibo Valentia a quello di Sollicciano a Firenze. Il 25 marzo 2021 è stato scarcerato.


Operazione Prometeo

Giuseppe Bruna
C. C. di Bologna “Dozza”
via del Gomito 2
40127 Bologna

Natascia Savio
C. C. di Roma Rebibbia femminile
via Bartolo Longo 92
00156 Roma

Natascia parla anche francese.

Il 21 maggio 2019 sono stati arrestati tre anarchici nel contesto dell’operazione «Prometeo», eseguita dai carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale). Sono state fatte anche alcune perquisizioni. L’accusa principale è di «attentato con finalità di terrorismo o di eversione», poiché ritenuti responsabili dell’invio di tre pacchi-bomba arrivati nel giugno 2017 ai p. m. Rinaudo, pubblico ministero in parecchi processi contro il movimento antagonista e gli anarchici, e Sparagna, pubblico ministero nel processo per l’operazione Scripta Manent, e a Santi Consolo, all’epoca direttore del DAP, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, di Roma. Non sono accusati di alcun reato «associativo». Tra luglio e agosto 2019, a più riprese, con l’intenzione di aggravarne l’isolamento, sono stati trasferiti nelle carceri di Alessandria, L’Aquila, Terni, Sassari, Rossano Calabro, Piacenza e Pavia. Un compagno è stato scarcerato nel dicembre 2019. Il 22 giugno 2020, dopo più di un anno di custodia cutelare per Beppe e Natascia, c’è stata l’udienza preliminare per il processo.

Il 17 dicembre 2019 è arrivata a Beppe un’altra custodia cautelare, sempre eseguita dal ROS. È accusato di aver posizionato un ordigno incendiario contro un postamat presso un ufficio postale (Genova, 8 giugno 2016). In quel periodo le Poste sono state attaccate ripetutamente a causa della collaborazione nell’espulsione e deportazione dei migranti attraverso la compagnia aerea Mistral Air (controllata dalle Poste).

Il 10 maggio è stata emessa la sentenza del processo di primo grado che ha visto imputato Beppe con l’accusa di aver collocato l’ordigno incendiario contro le poste a Genova nel 2016. Il compagno è stato condannato a 5 anni di carcere.


Anarchici arrestati il 22 maggio 2019

Juan Antonio Sorroche Fernandez
C. C. di Terni
strada delle Campore 32
05100 Terni

Juan parla anche spagnolo.

Il 22 maggio 2019 sono stati arrestati gli anarchici Juan e Manuel. Il primo compagno era latitante da circa due anni per alcune condanne definitive. Sono state perquisite due abitazioni in provincia di Brescia e due abitazioni di genitori di un compagno e una compagna nell’hinterland bresciano. Manuel, inizialmente fermato e il cui arresto è stato poi convalidato, è accusato di «favoreggiamento personale», con l’aggravante di «favoreggiamento alla sottrazione dell’esecuzione della pena» (in riferimento alla latitanza di Juan). Nei giorni seguenti sono avvenute altre perquisizioni presso le stesse abitazioni già visitate. Juan è stato arrestato anche per un mandato di cattura per delle accuse («strage» e «attentato con finalità di terrorismo») inerenti un attacco esplosivo contro una sede della Lega Nord (Treviso, 12 agosto 2018).

Il 22 novembre 2019 Manuel è stato condannato a 3 anni e 2 mesi. Dal 5 marzo 2020 è stato posto agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni, per poi essere scarcerato a luglio a seguito della sentenza d’appello, con cui è stato condannato a 10 mesi con la sospensione condizionale della pena.


Operazione Bialystok

A seguito di una indagine partita dalla procura di Roma e denominata operazione «Bialystok», il 12 giugno 2020 sette anarchici sono stati arrestati in Italia, Spagna e Francia, mentre il Bencivenga Occupato a Roma e alcune abitazioni sono state perquisite. Due persone sono state poste agli arresti domiciliari, mentre per altre cinque è stata disposta la detenzione in carcere. I cinque agli arresti in carcere sono accusati di «associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione», «istigazione a delinquere» e altri reati minori (tutti aggravati dalla finalità terroristico-eversiva) inerenti principalmente alcune iniziative in solidarietà con gli imputati del processo «Panico» a Firenze. L’operazione repressiva è opera del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri) e della procura di Roma. Il nome dell’operazione è tratto dal titolo del libro Anarchici di Bialystok 1903-1908 (Edizioni Bandiera Nera, 2018).

Una parte delle accuse riguardano due azioni: uno tra i cinque arrestati che si trovano in carcere è accusato di «atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi» e «istigazione a delinquere» in riferimento all’attacco esplosivo contro la caserma dei carabinieri nel quartiere San Giovanni, azione rivendicata dalla Cellula “Santiago Maldonado” / FAI–FRI (Roma, 7 dicembre 2017); mentre il compagno agli arresti domiciliari è accusato di un attacco incendiario contro tre automobili Enjoy, il servizio di carsharing legato a ENI (Roma, 28 febbraio 2019). L’altro compagno posto agli arresti domiciliari, imputato anche nel processo «Panico», è stato scarcerato su disposizione del tribunale del riesame (l’accusa nei suoi confronti è di «condotte con finalità di terrorismo»). Questi ultimi due compagni posti agli arresti domiciliari il 12 giugno 2020 non sono accusati del reato associativo contestato invece agli altri cinque.

L’indagine ha preso il via a partire dall’azione contro la caserma dei carabinieri nel quartiere San Giovanni a Roma, per poi evolversi nel monitoraggio del Bencivenga Occupato. I carabinieri del ROS hanno così ipotizzato l’esistenza di una «cellula» che a partire dall’agosto 2018 avrebbe avuto sede presso lo spazio occupato e che da lì avrebbe promosso delle «attività eversive» principalmente tramite una serie di iniziative solidali con gli imputati del processo «Panico». Le altre accuse specifiche sono inerenti l’elaborazione di due testi scritti che il ROS ha posto alla base dell’accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo, l’organizzazione di tre presidi sotto le mura delle carceri di La Spezia e Sollicciano a Firenze (La Spezia, 7 ottobre e 18 novembre 2018, e Firenze, 31 dicembre dello stesso anno), una manifestazione in solidarietà non autorizzata (La Spezia, 5 gennaio 2019), alcune scritte murali e attacchinaggi di manifesti (Teramo, 8 febbraio 2019, e Roma, 12 febbraio 2019), un furto di sacchi di cemento (Roma, 6 febbraio 2019), l’elaborazione di due testi pubblicati in vista dell’iniziativa “Dal sottosuolo”, un festival di musica hip hop tenutosi al Bencivenga (Roma, marzo 2019), un saluto sotto il carcere di Rebibbia femminile al termine dell’iniziativa “Dal sottosuolo” (Roma, 31 marzo 2019) e il blocco dello sfratto di un’abitazione (Roma, gennaio-marzo 2019).

Nel mese di luglio Francesca è stata estradata dalla Spagna e trasferita in Italia, nel carcere di Latina. Il 28 dello stesso mese Roberto è stato trasferito dalla Francia in Italia, nel carcere di Rebibbia, a Roma, per poi essere trasferito ad Alessandria ad agosto.

Il 12 marzo 2021 sono stati scarcerati Flavia, Roberto e Nico, mentre il 15 è stata scarcerata Francesca.

Il 12 luglio 2021 è stato scarcerato anche Claudio.


Condannati per il 15 ottobre 2011 a Roma

Il 21 gennaio 2021 è stato arrestato Francesco, un compagno condannato per il 15 ottobre 2011. Vista la pena inferiore ai quattro anni non sarebbe dovuto rientrare in carcere, a questo però i cani da guardia hanno trovato modo di aggiungere altre due pene definitive aumentando la pena di quattro mesi. Trovando così il modo di portarlo in carcere.

Il 15 ottobre 2011 una manifestazione contro le misure economiche dell’UE attraversò parte di Roma: durante il corteo la polizia venne violentemente attaccata, alcune zone della città gravemente devastate, dei veicoli incendiati, tra cui un veicolo della polizia, alcune banche attaccate, decine e decine di poliziotti feriti in vario modo. Per questi eventi ci sono state delle condanne per «devastazione e saccheggio».


Condannati per il G8 di Genova (2001)

Nel 2012 c’è stata la sentenza di cassazione nel processo contro dieci persone (accusate di «devastazione e saccheggio» e altri reati inerenti il danneggiamento e il possesso di bottiglie molotov) per le giornate di rivolta contro il G8 di Genova nel luglio del 2001. Jimmy è stato condannato a 14 anni ed è stato arrestato dopo poco meno di un anno in latitanza, nel giugno 2013, a Barcellona, per poi essere estradato in Italia. Marina, anarchica, è stata condannata a 11 anni e 9 mesi. Vincenzo, anch’esso anarchico, è stato condannato a 11 anni e 6 mesi (13 anni e 3 mesi in appello). Altre sette persone sono state condannate a pene tra i 6 anni e 6 mesi e i 10 anni e 9 mesi.

Vincenzo è stato ricercato dal 2012 fino all’8 agosto 2019, quando è stato arrestato in Francia grazie al lavoro congiunto delle polizie francese e italiana con l’apporto dell’antiterrorismo italiano. Contro di lui erano stati emessi due mandati d’arresto internazionali: uno a seguito della sentenza di cassazione per il G8 di Genova e un altro al termine di un processo, ancora con accuse di «devastazione e saccheggio», per una manifestazione contro Fiamma Tricolore a Milano nel 2006. Non è stato estradato perché durante alcune udienze in cui il tribunale di Rennes ha trattato dell’estradizione richiesta dallo Stato italiano, i giudici francesi hanno ritenuto che i documenti forniti dalla giustizia italiana fossero insufficienti a consentire il trasferimento in Italia. In particolare il mandato d’arresto per la condanna avuta nel processo di Milano è stato ritenuto errato, mentre per quello di Genova è stata richiesta maggiore documentazione. Il 15 novembre la giustizia francese ha scarcerato Vincenzo. Proseguono al tribunale di Rennes le udienze volte a stabilire quale e quanta parte della sentenza genovese Vincenzo debba scontare oltralpe.


Casse di solidarietà con gli anarchici imprigionati in Italia:

Cassa Anti-repressione delle Alpi Occidentali. Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail cassantirepalpi[at]autistici.org.

Cassa di sostegno per l’anarchico sardo prigioniero deportato Davide Delogu. IBAN: IT17I3608105138295981295990 | Intestataria: Laura Gargiulo | Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail sardegnaanarchica[at]tiscali.it o consultare il sito internet sardegnaanarchica.wordpress.com.

• Cassa di solidarietà con gli anarchici imprigionati e imputati nel processo Scripta Manent (operazione repressiva del 6 settembre 2016). IBAN: IT56M0567617295IB0000592586 | Intestatario: Omar Nioi | Banca: Banco di Sardegna | Codice BIC/SWIFT: SARDIT3S100 | Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail cassamanent[at]anche.no

• Cassa di solidarietà con gli anarchici imputati nel processo per l’operazione Panico contro gli anarchici fiorentini (arresti del 31 gennaio e 3 agosto 2017). Carta postepay n. 5333 1710 9589 2077 | Intestataria: Micol Marino | IBAN: IT22M3608105138272359572366 intestato alla stessa persona | Agenzia: Poste Italiane | Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail panico2[at]inventati.org o consultare il sito internet panicoanarchico.noblogs.org.

• Per inviare contributi solidali per gli anarchici coinvolti nell’operazione Renata in Trentino (arresti del 19 febbraio 2019) e per Juan (arrestato il 22 maggio 2019). Carta postepay n. 5333 1710 7066 8120 | Intestataria: Kamilla Bezerra | IBAN: IT04H3608105138216260316268 intestato alla stessa persona | Codice BIC/SWIFT: PPAYITR1XXX | Agenzia: Poste Italiane.

• Per inviare contributi solidali per gli anarchici imprigionati per l’operazione Prometeo (arresti del 21 maggio 2019). Per sostenere economicamente Beppe e Natascia sono stati aperti due conti | Coordinate del primo conto: Carta postepay n. 5333 1710 9103 5440 — Intestataria: Vanessa Ferrara — IBAN: IT89U3608105138251086351095 intestato alla stessa persona | Coordinate del secondo conto: Carta postepay n. 5333 1710 8931 9699 — Intestataria: Ilaria Benedetta Pasini — IBAN: IT43K3608105138213368613377 intestato alla stessa persona.

• Per inviare contributi solidali per gli anarchici coinvolti nell’operazione Bialystok (arresti del 12 giugno 2020). IBAN: IT40B3608105138206892206896 | Intestatario: Pietro Rosetti | Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX | Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail iakovlev[at]riseup.net


GRECIA

Lotta Rivoluzionaria e imputati nei processi contro l’organizzazione

Nikos Maziotis
Dikastiki Filaki Domokou, A. Pteryga
T. K. 35010 Domokos, Fthiotidas — Greece

Panagiota Roupa [Πόλα Ρούπα]
Eleonas Women’s Prison, Dikastiki Fylaki Eleonas
T. K. 32200 Thebes — Greece

Giorgos Petrakakos [Γιωργος Πετρακακος]
Dikastiki Fylaki Koridallou, Eidiki Pteryga
T. K. 18110 Korydallos, Athens — Greece

Lotta Rivoluzionaria (Επαναστατικού Αγώνα, Epanastatikòs Agonas, EA) è un’organizzazione anarchica che – a partire dalla notte del 5 dicembre 2003, con un doppio attacco esplosivo contro il tribunale di 1° grado ad Atene – ha compiuto innumerevoli azioni contro lo Stato e il capitale in Grecia. Le azioni e le analisi del gruppo si sono dirette contro strutture, apparati ed esponenti istituzionali e repressivi dello Stato greco (tribunale di 1° grado, commissariati e stazioni di polizia, polizia antisommossa, carcere di Korydallos, ministeri del lavoro e dell’economia, ex-ministro dell’ordine pubblico G. Voulgarakis), strutture del capitale a livello internazionale, esponenti del potere economico greco ed internazionale, compagnie multinazionali e strutture di altri Stati (ministero dell’economia, Citibank, Royal Dutch Shell, Eurobank, Borsa di Atene, Banca nazionale di Grecia, ambasciata degli Stati Uniti d’America).

Il 10 marzo 2010 Lambros Fountas, anarchico e membro dell’organizzazione, venne ucciso da dei poliziotti mentre si stava impossessando di un veicolo a Dafni (Atene). Il 9 aprile dello stesso anno una operazione repressiva portò all’arresto di sei anarchici, tra cui Pola Roupa, Nikos Maziotis e Kostas Gournas, che assunsero responsabilità per l’attività del gruppo, mentre un settimo non fu arrestato perché irreperibile. A seguito della scarcerazione in «libertà vigilata» (avvenuta l’11 ottobre 2011 per la scadenza del periodo di custodia cautelare in carcere), P. Roupa e N. Maziotis si resero irreperibili (15 giugno 2012). Il procedimento di primo grado del primo processo contro Lotta Rivoluzionaria si è concluso il 3 aprile 2013 con le condanne di P. Roupa, N. Maziotis e K. Gournas a 50 anni di carcere per ognuno, divenuti 25 in base ad un tetto legale di massima carcerazione previsto dall’ordinamento giuridico dello Stato greco, la condanna di altri due anarchici a pene tra i 7 e i 7 anni e 6 mesi e l’assoluzione di altre tre persone.

Il 10 aprile 2014 Lotta Rivoluzionaria fa detonare un’automobile caricata di 76 kg di esplosivo davanti alla sede della Banca nazionale di Grecia ad Atene. A seguito dell’azione l’edificio è gravemente danneggiato e, come riportato da un pubblico ministero durante un successivo processo, in caso di crollo (un eventualità solo sfiorata) il danno per lo Stato e per il sistema economico greco sarebbe stato enorme.

Il 16 luglio 2014 è stato arrestato Nikos Maziotis a seguito di una sparatoria con la polizia accaduta nel quartiere di Monastiraki, ad Atene. È rimasto ferito ad un braccio e ha rischiato di essere ucciso sul posto dalle forze repressive. Il 21 febbraio 2016, Pola Roupa, dirottando un elicottero, ha tentato di far evadere Nikos Maziotis dal carcere di Korydallos. Una operazione che avrebbe potuto comportare la liberazione anche di altri prigionieri.

Il 5 gennaio 2017 sono state arrestate Pola Roupa e Konstantina Athanasopoulou, che immediatamente (assieme a N. Maziotis) hanno cominciato uno sciopero della fame esigendo il rilascio del figlio di Nikos e Pola da parte delle forze antiterrorismo (il bambino è stato tenuto recluso in un reparto ospedaliero psichiatrico ed è stato rilasciato alcuni giorni dopo). Konstantina Athanasopoulou a seguito dell’arresto ha dichiarato di essere anarchica e membro dell’organizzazione. È stata scarcerata nel 2019, entrando in clandestinità prima della condanna nel quinto processo contro il gruppo, per poi essere arrestata a gennaio 2020.

Il 10 maggio 2019 N. Maziotis e P. Roupa sono stati condannati all’ergastolo nella sentenza del secondo processo contro Lotta Rivoluzionaria, per le accuse inerenti principalmente l’azione contro la Banca di Grecia (10 aprile 2014), tre rapine in banca, la sparatoria con la polizia in concomitanza con l’ultimo arresto di N. Maziotis e il possesso di armi ed esplosivi. Anche altri compagni sono stati condannati. Sempre nel 2019 si è concluso il procedimento di primo grado nel quinto processo contro Lotta Rivoluzionaria: K. Athanasopoulou è stata condannata a 35 anni e 6 mesi, P. Roupa a ulteriori 65 anni (principalmente per la tentata evasione dal carcere di Korydallos e alcune rapine in banca), N. Maziotis a ulteriori 24 anni e un altro compagno a 34 anni e 6 mesi. Fino ad oggi, circa sei processi principali (in corso o conclusi) sono stati aperti dallo Stato greco per le azioni di Lotta Rivoluzionaria.

Il 30 settembre 2020 è iniziata la corte d’appello per il quinto processo contro Lotta Rivoluzionaria.

Kostas Gournas è stato scarcerato nel 2019, Antonis Stamboulos nel giugno 2018, Vaggelis Stathopoulos e Christophoros Kortesis nel corso del 2018 (V. Stathopoulos attualmente si trova in carcere con altre accuse). P. Roupa, N. Maziotis, K. Gournas e K. Athanasopoulou hanno dichiarato la propria partecipazione al’organizzazione. Tutti gli altri imputati hanno sempre respinto ogni accusa.


Fotis Tziotzis

Fotis Tziotzis
Dikastiki Fylaki Larissas
T. K. 41110 Larissa — Greece

Anarchico accusato di rapina a mano armata e tentato omicidio di alcuni poliziotti.


Arresti per il tentativo di evasione dal carcere di Korydallos nel 2015 da parte della CCF

Christos Rodopoulos
Sofronistiko Katastima Domokou
T. K. 35010 Domokos, Fthiotida — Greece

Christos Rodopoulos è stato arrestato il 28 febbraio 2015 ad Atene durante una operazione repressiva che ha coinvolto alcuni anarchici e parenti dei membri imprigionati della Cospirazione delle Cellule di Fuoco (CCF, Συνωμοσία των Πυρήνων της Φωτιάς, Synomosía ton Pyrínon tis Fotiás, SPF). Il 3 marzo successivo, durante un’altra operazione, vennero arrestate altre tre persone. Tutti gli arrestati sono stati accusati e processati, a vario titolo, per accuse relative al tentativo di evasione dal carcere di Korydallos da parte dei membri della CCF nel 2015. Christos Rodopoulos, che rigetta ogni accusa, è stato condannato a 75 anni di carcere. Aggeliki Spyropoulou, arrestata il 3 marzo 2015 e condannata a 28 anni con l’accusa di aver organizzato, dall’esterno del carcere, il progetto per l’evasione, ha dichiarato e rivendicato la propria partecipazione. È stata scarcerata nel 2019.

I dieci membri della CCF sono stati scarcerati tra il 2018 e il 2019, dopo essere rimasti in carcere tutti tra gli 8 e i 9 anni circa.


Operazione repressiva del 20 maggio 2015

Spyros Christodoulou
Dikastiki Fylaki Larissas
T. K. 41110 Larissa — Greece

Il 20 maggio 2015, a Nea Anchialos, nel corso di una operazione antiterrorismo sono stati arrestati Grigoris Tsironis (che si trovava in clandestinità da 9 anni) e Spyros Christodoulou (anch’esso latitante e ricercato). A seguito degli arresti è stato trovato morto l’anarchico rivoluzionario Spyros Dravilas, probabilmente suicidatosi.

Spyros era evaso nel 2006 durante un permesso di uscita dal carcere di Korydallos, venne nuovamente arrestato nel 2008, e accusato di aver partecipato alla liberazione di due prigionieri dal carcere di Korydallos utilizzando un elicottero (giugno 2006). Nel 2009 venne condannato a 17 anni, rimanendo incarcerato nel carcere di massima sicurezza di Domokos fino all’estate del 2013, quando, ancora durante un permesso di uscita, evase, entrando nuovamente in clandestinità.


Marios Seisidis

Marios Seisidis [Σειχιδης Μαριος]
Dikastiki Fylaki Korydallou, A. Pteryga
T. K. 18110 Korydallos, Athens — Greece

Marios Seisidis è un anarchico arrestato nei pressi di Sparta il 4 agosto 2016, dopo 11 anni in clandestinità. È stato accusato di innumerevoli rapine in banca che sono state collegate al caso dei cosiddetti «rapinatori in nero», oltre ad alcune accuse di tentato omicidio contro poliziotti e guardie di sicurezza. Nel 2017 è stato condannato a 36 anni di carcere, ritenuto responsabile della rapina in banca di via Solonos (Atene, gennaio 2006), in cui venne arrestato l’anarchico Giannis Dimitrakis, e del tentato omicidio di due poliziotti e di un agente di sicurezza durante la stessa rapina. Per questi fatti, oltre a Marios Seisidis, sono stati ricercati Simos Seisidis e Grigoris Tsironis (arrestato a maggio 2015).


Kostantinos Yagtzoglou

Kostantinos Yagtzoglou [Κωσταντινος γιατζογλου]
Dikastiki Fylaki Korydallou, Eidiki Pteryga
T. K. 18110 Korydallos, Athens — Greece

Kostantinos Yagtzoglou è stato arrestato il 28 ottobre 2017 in una operazione antiterrorismo avvenuta mentre stava lasciando un appartamento, nel centro di Atene, che aveva affittato con un documento d’identità falso per aiutare un compagno perseguitato. È stato arrestato per una indagine sui pacchi-bomba che furono spediti (e in parte intercettati) a funzionari dell’élite economica e politica europea, nella primavera del 2017. Da allora è stato incarcerato ed accusato di aver partecipato a una organizzazione terroristica, nonché della costruzione e della spedizione dei congegni esplosivi a funzionari di istituzioni finanziarie e agenzie di rating in tutta Europa, nonché di tentativo di omicidio per il pacchetto che ha ferito Loukas Papadimos, ex primo ministro della Grecia. Il compagno ha dichiarato, fin dal primo momento del suo arresto e in una lettera aperta al movimento anarchico, che l’affitto dell’appartamento era una scelta cosciente nel contesto della solidarietà rivoluzionaria, mentre rigetta tutte le altre accuse.

Il 24 gennaio 2020 è stato condannato a 11 anni e 2 mesi di carcere, con le accuse di aver fornito o posseduto materiale esplosivo e di aver detenuto illegalmente armi e munizioni. È stato assolto dalle accuse di partecipazione ad una organizzazione terroristica (CCF), fabbricazione di ordigni esplosivi e finanziamento di una organizzazione terroristica.


Anarchici arrestati a Salonicco il 12 giugno 2019

Giannis Dimitrakis [Γιαννης δημητρακης]
Sofronistiko Katastima Domokou
T. K. 35010 Domokos, Fthiotida — Greece

Kostas Sakkas [Κωστας Σακκας]
Dikastiki Fylaki Koridallou, A. Pteryga
T. K. 18110 Korydallos, Athens — Greece

Giovedì 12 giugno 2019 tre anarchici sono stati arrestati a Salonicco durante l’espropriazione di un portavalori che stava per ricaricare un bancomat presso l’ospedale universitario AHEPA. Sono stati bloccati dalle forze antiterrorismo mentre stavano entrando in una macchina per abbandonare il luogo. Giannis Dimitrakis e Kostas Sakkas già in passato sono stati a lungo reclusi nelle carceri greche. Una terza compagna, Dimitra, è accusata di aver partecipato all’espropriazione.

Nel 2020 sono stati condannati: Giannis Dimitrakis a 11 anni e 6 mesi, senza attenuanti, Kostas Sakkas a 7 anni e 10 mesi, Dimitra a due anni, con una sospensione condizionale di tre anni.


Operazione repressiva del 9 novembre 2019

Vaggelis Stathopoulos [Βαγγέλης Σταθόπουλος]
Dikastiki Fylaki Larissas [Κατάστημα κράτησης Λάρισας]
T. K. 41334 Larissa [Λάρισα] — Greece

Il 9 novembre 2019 un’operazione anti-terrorismo ha condotto all’arresto di due anarchici, accusati di rapina a mano armata e coinvolgimento in una organizzazione terroristica. Molte abitazioni sono state perquisite nell’area di Atene. Le autorità sono alla ricerca di un altro anarchico, cui sono rivolte le stesse accuse, e durante l’operazione è stata arrestata un’altra anarchica per delle accuse minori. Gli arrestati e il compagno latitante sono accusati di pertinenza all’Organizzazione di l’Autodifesa Rivoluzionaria. Vaggelis Stathopoulos è già stato arrestato nel 2010 con l’accusa appartenenza a Lotta Rivoluzionaria, al termine del primo processo contro il gruppo era stato condannato a circa 7 anni.


Anarchici arrestati ad Atene il 29 gennaio 2020

Konstantina Athanasopoulou [Κωσταντινα Αθανασοπουλου]
Eleonas Women’s Prison, Dikastiki Fylaki Eleonas
T. K. 32200 Thebes — Greece

Giannis Michailidis [Γιαννης Μηχαιλιδης]
Malandrinou Prison [Κ. Κ. Μαλανδρίνου]
T. K. 33053 Malandrino, Fokidas — Greece

Dimitra Valavani [Δήμητρα Βαλαβάνη]
Dikastiki Fylaki Korydallou, Gynaikeies Fylakes
T. K. 18110 Korydallos, Athens — Greece

Arrestati ad Atene il 29 gennaio 2020 durante una operazione repressiva volta all’arresto di Konstantina Athanasopoulou e Giannis Michailidis, che da tempo erano latitanti e ricercati. Sono stati bloccati a bordo di una automobile rubata e in possesso di armi da fuoco.

Konstantina Athanasopoulou si trovava latitante da quando era stata rilasciata su cauzione, nel 2019. Arrestata ad Atene il 5 gennaio 2017, assieme a Pola Roupa, e accusata di attività legate all’organizzazione anarchica rivoluzionaria Lotta Rivoluzionaria, è stata condannata in contumacia in uno dei processi contro Lotta Rivoluzionaria, sempre nel 2019, a 35 anni e 6 mesi.

Giannis Michailidis era evaso dal carcere rurale di Tyrintha nel giugno 2019. Arrestato nel febbraio 2013 assieme ad altri tre anarchici, per la doppia rapina a mano armata avvenuta a Velventos (regione di Kozani), al termine del processo è stato condannato a 16 anni e 4 mesi di carcere. Oltre a ciò, stava scontando una ulteriore condanna per uno scontro con la polizia a Pefki (area di Atene) nel maggio 2011. Durante un controllo, furono feriti da colpi di pistola due poliziotti e l’anarchico Theofilos Mavropoulos, a sua volta ferito, venne arrestato, mentre Giannis Michailidis riuscì a fuggire rubando l’automobile della polizia. Per questi fatti è stato condannato a 15 anni di carcere.


Operazione repressiva del 23 settembre 2020

Polycarpos Georgiadis [Πολύκαρπος Γεωργιάδης]
Dikastiki Fylaki Larissas [Κατάστημα κράτησης Λάρισας]
T. K. 41334 Larissa [Λάρισα] — Greece

Il 23 settembre 2020 si dispiega ad Atene un’operazione repressiva: alcune abitazioni vengono perquisite e sono tratte in arresto tre persone, di cui ad oggi solo una, l’anarchico Polycarpos Georgiadis, resta in carcere. L’operazione è frutto di indagini durate alcuni mesi, concentratesi sull’identificare a tutti i costi dei partecipanti al Gruppo di Combattenti del Popolo (OLA, Ομάδα Λαϊκών Αγωνιστών, ΟΛΑ), che negli ultimi anni, a partire dal 2013, ha compiuto alcuni attacchi esplosivi e armati. Stando a quanto dichiarato dalle forze repressive, gli arresti sono scattati a seguito di una telefonata «anonima». Come riportato dal compagno Polycarpos Georgiadis in una sua lettera, «Non è la prima volta che l'”anti”-terrorismo utilizza il metodo delle telefonate “anonime” per prendere di mira i militanti, per condurre indagini e per garantire la loro detenzione con prove vaghe o inesistenti. L'”anti”-terrorismo ha messo in piedi un’intera fabbrica di telefonate “anonime” e tant’è che è l’unico corpo della polizia ellenica che non ha un registro delle chiamante, creando così un enorme campo di arbitrarietà. In questo caso, si presume che un “uomo sconosciuto” abbia chiamato nominando me e il compagno M. T., dicendo che stavamo nascondendo armi ed esplosivi in un magazzino a Koukaki [quartiere ateniese] per usarli in una “azione terroristica”. In seguito si è scoperto che il magazzino in questione non fosse un “covo illegale” ma un deposito di una libreria legalmente affittato. Si è anche scoperto che il compagno M. T. non aveva assolutamente nulla a che fare con il magazzino e con quello che vi si trovava all’interno».


Casse e gruppi di solidarietà con gli anarchici imprigionati in Grecia:

Cassa di solidarietà per i combattenti imprigionati e perseguiti. Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail tameio[at]espiv.net o consultare il sito internet www.tameio.org. Per una sintetica presentazione della Cassa di solidarietà leggere il testo “Chiamata per il sostegno alla Cassa di solidarietà per i combattenti imprigionati e perseguiti (Grecia, marzo 2020)“. Per un aggiornamento sulla situazione della Cassa a dicembre 2020 leggere il testo “Sostegno economico alla Cassa di solidarietà per i combattenti imprigionati e perseguiti (Grecia, dicembre 2020)“.

La Cassa di solidarietà per i combattenti imprigionati e perseguiti sostiene gli anarchici Konstantina Athanasopoulou, Dimitra Valavani, Polycarpos Georgiadis, Konstantinos Yagtzoglou, Giannis Dimitrakis, Giannis Michailidis, Giorgos Petrakakos, Kostas Sakkas, Marios Seisidis, Vaggelis Stathopoulos e Spyros Christodoulou, i comunisti Dimitris Koufontinas, Iraklis Kostaris e Savvas Xiros e 11 prigionieri provenienti da Turchia e Kurdistan (Harika Kızılkaya, Hazal Seçer, Sinan Oktay Özen, Sinan Çam, Ali Ercan Gökoğlu, Burak Ağarmış, Halil Demir, Hasan Kaya, Anıl Sayar, İsmail Zat, Şadi Naci Özpolat). Gli anarchici Pola Roupa e Nikos Maziotis sono sostenuti dall’Assemblea di solidarietà per Lotta Rivoluzionaria.


SPAGNA

Anarchiche arrestate per la rapina in banca ad Aachen

Ad aprile 2016 è stata arrestata una anarchica accusata per una rapina presso una banca ad Aachen (in Germania). La prova principale contro la compagna è una traccia di DNA. Per gli stessi fatti sono state arrestate anche altre due persone, un’anarchica e un anarchico, successivamente prosciolte. Lisa è stata condannata a 7 anni e 6 mesi di carcere. Il 13 marzo 2019 è stata trasferita nel carcere Brians I, in Catalogna. Il 19 aprile 2021 è stata scarcerata.


Gabriel Pombo Da Silva

Gabriel Pombo da Silva
C. P. Mansilla de las Mulas
Paraje Villahierro
24210 Mansilla de las Mulas (León) — España

Il 25 gennaio 2020, in Portogallo, è stato arrestato Gabriel Pombo da Silva, che si trovava latitante da circa un anno e mezzo. Gabriel è un anarchico che è stato a lungo recluso nelle carceri spagnole e tedesche, condannato per delle rapine a mano armata. Nel 2012, mentre si trovava in carcere in Spagna, ha avuto un mandato di custodia cautelare dall’Italia per l’operazione «Ardire» (le cui indagini sono successivamente in parte confluite in «Scripta Manent», in cui è Gabriel è stato imputato e assolto con la sentenza di primo grado). Nel 2016 è stato scarcerato. Quest’ultima carcerazione (dal 2020) è causata dal fatto che le autorità spagnole ritengono che debba trascorrere ancora oltre 10 anni in carcere. Il 12 maggio è stato trasferito dal Portogallo alla Spagna.


Anarchici arrestati il 27 febbraio 2021 a Barcellona

Alberto Frisetti
Brians I, Modulo 4
Carretera de Martorell-Capellades, km 23, Bajo, Sant Esteve Sesrovires
Codigo Postal (C. P.) 08635, Barcelona — España

Luca Callegarini
Brians I, Modulo 4
Carretera de Martorell-Capellades, km 23, Bajo, Sant Esteve Sesrovires
Codigo Postal (C. P.) 08635, Barcelona — España

Ermanno Cagnassone
Brians I, Modulo 2
Carretera de Martorell-Capellades, km 23, Bajo, Sant Esteve Sesrovires
Codigo Postal (C. P.) 08635, Barcelona — España

Danilo Infantino
Brians I, Modulo 4
Carretera de Martorell-Capellades, km 23, Bajo, Sant Esteve Sesrovires
Codigo Postal (C. P.) 08635, Barcelona — España

Emmanuele Agliano
Brians I, Modulo 2
Carretera de Martorell-Capellades, km 23, Bajo, Sant Esteve Sesrovires
Codigo Postal (C. P.) 08635, Barcelona — España

Jalienne S.
Brians I, Modulo 1 femenino
Carretera de Martorell-Capellades, km 23, Bajo, Sant Esteve Sesrovires
Codigo Postal (C. P.) 08635, Barcelona — España

Per scrivere ai compagni devono essere riportati: nome, cognome e modulo, altrimenti le lettere non arrivano. Arrivano solo lettere, niente riviste o libri.

Il 3 marzo 2021, diverse persone sono state arrestate dalla polizia catalana, accusate di disturbo dell’ordine pubblico, tentato omicidio, associazione criminale e manifestazione illegale in seguito ai disordini di fine febbraio. In particolare, sono accusati di aver dato alle fiamme a un furgone della polizia municipale di Barcellona il 27 febbraio (durante una tumultuosa manifestazione). Una compagna, Sara, è stata rilasciata lunedì 22 marzo, ma rimane sotto accusa.


Rodrigo Lanza

Rodrigo Lanza è un anarchico arrestato nel dicembre 2017, accusato di aver ucciso un fascista con un pugno, a seguito di un tentativo di aggressione. Il processo si svolto nel novembre 2019. L’accusa ha richiesto 25 anni di condanna ma il tribunale lo ha condannato a 5, a seguito di una ridefinizione del reato, in quanto l’intento non sarebbe stato quello di uccidere.


Casse e gruppi di solidarietà con gli anarchici imprigionati in Spagna:

• Solidaritat rebel. Gruppo di solidarietà con le anarchiche arrestate per la rapina in banca ad Aachen. Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail solidaritat_rebel[at]riseup.net o consultare il sito internet solidaritatrebel.noblogs.org.

• Quemando Arcas. Gruppo anti-repressione per l’operazione «Arca». Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail quemandoarcas[at]riseup.net o consultare il sito internet quemandoarcas.noblogs.org.

• Per inviare contributi solidali per Gabriel Pombo Da Silva. IBAN: ES06-0128-0180-3601-0009-8696 | Intestataria: Elisa Di Bernardo | Banca: Bankinter | Codice BIC/SWIFT: BKBKESMMXXX.


FRANCIA

Claudio Lavazza

Claudio Lavazza
N. d’ecrou 11818
MA 1, 1er droite cellule 131
CP de Mont-de-Marsan
Chemin de Pémégnan
BP 90629
40000 Mont-de-Marsan
Francia — France

Claudio parla italiano, spagnolo e francese.

Nel 1996 tre anarchici e un refrattario furono arrestati durante una rapina in banca a Malaga. Nella sparatoria che seguì la rapina vennero ferite a morte due guardie. Claudio Lavazza fu condannato a 49 anni, mentre gli altri tre compagni vennero condannati due a 48 anni e uno a 3. Inoltre, la corte di appello di Malaga, nel 1999, ha condannato Claudio e altri due compagni (condannati anche per la rapina) a 11 anni a testa per un’incursione nel consolato italiano, sempre a Malaga, avvenuta nel dicembre 1996. In quell’occasione il viceconsole italiano fu trattenuto da tre persone travisate che inviarono un messaggio in solidarietà con gli anarchici arrestati in Italia per l’operazione «Pontelungo» (il processo Marini intentato contro decine e decine di anarchici), per poi allontanarsi sottraendo passaporti e denaro.

Claudio sul finire degli anni ’70 prese parte alla lotta rivoluzionaria in Italia, partecipando in particolare ai Proletari Armati per il Comunismo, per poi avvicinarsi alle idee anarchiche nel corso della lunga latitanza. Nel novembre del 2019 è stato condannato a 10 anni di carcere per una rapina avvenuta a Saint-Nazaire, in Francia, il 4 luglio 1986. Nel 2012 ha pubblicato un libro autobiografico intitolato Pestifera la mia vita.

A maggio 2021 è stato trasferito dal carcere di Teixeiro a quello di Mont-de-Marsan (in Francia). Il 12 maggio sono state dichiarate prescritte le lunghe condanne che erano pendenti in Italia.


GERMANIA

Thomas Meyer Falk

Thomas Meyer Falk
c/o JVA (SV ABT), Herman-Herder str. 8
D 79104, Freiburg — Germany

In carcere dal 1996 per una serie di rapine, con una condanna a 11 anni e 6 mesi. Nel 2007 è stato finalmente rimosso dal regime di isolamento, gli sono state comunque ripetutamente rifiutate le richieste di scarcerazione per cui, benché dovesse uscire nel 2013, rimane in carcerazione preventiva perché ritenuto socialmente pericoloso in base ai reati commessi e all’atteggiamento mantenuto in carcere.


Casse e gruppi di solidarietà con gli anarchici imprigionati in Germania:

• ABC Südwest. Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail abc_suedwest[at]riseup.net o consultare il sito internet abcsuedwest.noblogs.org.

• ABC Rhineland. Per informazioni e contatti rivolgersi alla e-mail abc-rhineland[at]riseup.net o consultare il sito internet abcrhineland.blackblogs.org.


REGNO UNITO

Sven van Hasselt

Sven van Hasselt
A3021ED, HMP Winchester
Romsey Road, Winchester, SO22 5DF
United Kingdom

Arrestato nel febbraio 2017 e condannato a 5 anni, accusato di aver partecipato alla campagna contro Huntingdon Life Sciences, il più grande centro europeo di sperimentazione animale (inclusa la vivisezione). Olandese, è stato estradato nel Regno Unito a seguito di un mandato d’arresto europeo.


SLOVACCHIA

Ladislav Kuc

Ladislav Kuc
Florianska 18
PS-C12
04142 Kosice — Slovakia

Condannato nel 2014 a 25 anni con le accuse di «possesso illegale di armi, confezionamento di esplosivi e terrorismo» in seguito a un’esplosione avvenuta in un McDonald’s nel 2011. È anche accusato di altri attacchi esplosivi contro torrette di caccia, lettere-bomba contro un veterinario e contro la compagnia Tesco Stores, oltre a lettere di minaccia all’Università di Medicina Veterinaria, Farmacologia e al quotidiano Sme. Nel maggio del 2016 l’accusa di terrorismo è caduta, quindi Ladislav è in attesa di una nuova sentenza.


RUSSIA

Alexandr Kolchenko

Alexandr Alexandrovich Kolchenko
56612, Chelyabinsk Oblast, Kopeysk, Kemerovskaja street, 20, ИК-6, unit 4, Russia

Aleksandr (o Oleksandr) Kolchenko è stato arrestato in Crimea a maggio del 2014 con l’accusa di partecipazione ad un «gruppo terrorista» che aveva pianificato esplosioni vicino al «memoriale del fuoco eterno» e al monumento di Lenin a Simferopol, oltre che di aver sabotato le linee ferroviarie e le linee elettriche. Kolchenko è sospettato anche di aver effettuato due attacchi incendiari contro la sede del partito Russian Unity e della comunità russa di Crimea e contro la sede del partito United Russia a Simferopol. Può ricevere solo materiale in lingua russa.


Azat Miftakhov

Azat Fanatovich Miftakhov, born in 1993
127055, Moscow, ul. Novoslobodskaya, 45, PKU SIZO-2
(Russia)

[Solo le lettere tradotte in russo possono passare. Questo è l’indirizzo del carcere per la detenzione preventiva, Azat essendo stato condannato dovrebbe essere trasferito in un altro carcere].

Arrestato il 1° febbraio 2019, torturato durante la custodia della polizia, è stato accusato di aver vandalizzato un edificio del partito di governo, Russia Unita. Il 18 gennaio 2021 è stato condannato a 6 anni di carcere.


BIELORUSSIA

Caso dei «partigiani»

Dzmitry Grigorevich Rezanovich
Dzmitry Nikolaevich Dubovski
Igor Vladimirovich Olinevich
Sergey Alexandrovich Romanov
Glavpochtamt, a/ya 8
220050 Minsk
Bielorussia, Belarus, Белару́сь

Arrestati alla fine di ottobre 2020, i quattro sono accusati degli attacchi contro un edificio della polizia a Mazyr, l’ufficio del procuratore e l’istituto di medicina legale della città di Salihorsk.


Nikolay Aleksandrovich Dedok

Nikolay Aleksandrovich Dedok
ul. Volodarskogo, 2, SIZO-1
220030 Minsk
Bielorussia, Belarus, Белару́сь

Arrestato l’11 novembre 2020 e torturato. Viveva già in clandestinità perché minacciato, ma a partire dalla nascita del movimento che si oppone alla rielezione del dittatore Lukashenko (agosto 2020) è stato accusato di convocare manifestazioni contro il regime.


Nikita Vladimirovich Emelyanov

Nikita Vladimirovich Emelyanov
ul. Volodarskogo, 2, SIZO-1
220030 Minsk
Bielorussia, Belarus, Белару́сь

Arrestato il 20 ottobre 2019, accusato di aver cercato di dare fuoco al carcere di detenzione preventiva di Minsk, il SIZO1. È stato condannato a 7 anni di carcere.


CILE

Rivoltosi imprigionati a seguito della rivolta generalizzata iniziata il 18 ottobre 2019

A partire dalla rivolta generalizzata iniziata il 18 ottobre 2019 migliaia di persone sono state incarcerate. Fino ad oggi molte di loro sono state poste agli arresti domiciliari, mentre altre rimangono in custodia cautelare.


Caso Bombas II

Juan Flores Riquelme
C. D. P. Santiago Sur (Ex-penitenciaria)
av. Pedro Montt 1902
Santiago de Chile — Chile

Anarchico arrestato il 18 settembre 2014 insieme a Nataly Casanova e Guillermo Duran nel contesto di una estesa operazione repressiva, accusato di aver collocato gli ordigni esplosivi che hanno colpito un vagone della metropolitana presso la fermata Los Dominicos (23 luglio 2014) e del SubCentro (8 settembre) nei pressi della Metro Escuela Militar, quest’ultimo attacco ha comportato il ferimento di diversi passanti. È anche accusato di aver partecipato agli attacchi dell’11 agosto 2014 contro due agenti di polizia, un’azione rivendicata dalla Cospirazione Internazionale per la Vendetta.

I tre arrestati sono arrestati e processati ai sensi della legge antiterrorismo. Juan Flores Riquelme è stato l’unico condannato: 23 anni di carcere, di cui 15 secondo la legge antiterrorismo per l’attacco al SubCentro, più 8 anni per la legge sul possesso delle armi e per lesioni per l’attacco alla metropolitana Los Dominicos. Nataly e Guillermo sono stati scarcerati.


Mónica Caballero e Francisco Solar

Mónica Caballero Sepúlveda
Centro de prisión preventiva de mujeres de San Miguel
San Francisco 4756, San Miguel
Región Metrópolitana — Chile

Francisco Solar Domínguez
Unidad Especial de Alta Seguridad – Càrcel de Alta Seguridad
Avenida Pedro Montt 1902, Santiago Centro
Región Metrópolitana — Chile

Nelle prime ore di venerdì 24 luglio 2020, a Santiago del Cile, sono avvenute alcune perquisizioni e sono stati arrestati due anarchici, Francisco Solar e Mónica Caballero, accusati di diverse azioni con ordigni esplosivi tra il 2019 e il 2020. Nello specifico, entrambi sono accusati del duplice attacco esplosivo avvenuto all’interno dell’edificio Tánica, ex agenzia immobiliare Transoceánica, nel ricco comune di Vitacura, il 27 febbraio 2020, azione rivendicata dalle Afinidades Armadas en Revuelta (Affinità Armate in Rivolta). Mentre solo Francisco è accusato della spedizione di due pacchi-bomba: il primo contro il 54° commissariato di polizia di Huchuraba, nella zona nord di Santiago, che il 25 luglio 2019 ha causato il ferimento di otto poliziotti; il secondo agli uffici di Quiñenco, contro l’ex ministro degli interni Rodrigo Hinzpeter, nel comune di Las Condes, pervenuto nella stessa data e che però è stato disinnescato. Quest’ultima duplice azione è stata rivendicata dai Cómplices Sediciosos / Fracción por la Venganza (Complici Sediziosi / Frazione per la Vendetta).

In precedenza, Mónica e Francisco sono stati arrestati il 14 agosto 2010, in Cile, nel contesto dell’operazione repressiva anti-anarchica denominata «Caso Bombas». Negli anni precedenti almeno un centinaio di attacchi incendiari ed esplosivi avevano colpito strutture del potere. Il 1° giugno 2012 tutti gli imputati sono stati assolti. Successivamente sono stati arrestati il 13 novembre 2013 in Spagna e accusati di aver realizzato l’attacco esplosivo contro la Basilica del Pilar a Saragozza (2 ottobre 2013). Al termine di un lungo processo sono stati condannati definitivamente a 4 anni e 6 mesi. Il 7 marzo 2017 sono stati scarcerati ed espulsi dalla Spagna verso il Cile.


Joaquín García Chanks

Joaquín García Chanks
Unidad Especial de Alta Seguridad – Càrcel de Alta Seguridad
Avenida Pedro Montt 1902
Santiago Centro, Región Metrópolitana — Chile

Accusato di aver piazzato un ordigno esplosivo contro una stazione di polizia e di aver posseduto un revolver. Nel 2018 è stato condannato a 13 anni di carcere.


Marcelo Villarroel e Juan Aliste Vega

Marcelo Villarroel
Unidad Especial de Alta Seguridad — Càrcel de Alta Seguridad
Modulo H Norte (2 piso)
1902 Avda. Pedro Montt
Santiago de Chile — Chile

Juan Aliste Vega
Unidad Especial de Alta Seguridad — Càrcel del Alta Seguridad
Modulo J (3 piso)
1902 Avda. Pedro Montt
Santiago de Chile — Chile

Marcelo Villarroel è un ex membro di Mapu Lautaro e prigioniero politico negli anni ’90, ora libertario anticapitalista. Marcelo è accusato di aver partecipato a una rapina a mano armata alla Santander Bank (Valparaíso, settembre 2007) e alla Security Bank (ottobre 2007), dove l’agente della repressione Luis Moyano è stato ucciso in uno scontro armato. Dopo essere rimasto latitante, è stato arrestato nel 2008 in Argentina, insieme a Freddy Fuentevilla, dove è stato processato per detenzione illegale di armi. Infine, alla fine del 2009, sono stati espulsi in Cile. A seguito dell’arresto che pone termine alla clandestinità, per Marcelo viene meno il cosiddetto «beneficio carcerario» (nel 2003, dopo 12 anni di carcere, Marcelo potè essere scarcerato proprio per effetto di tale «beneficio»), quindi la precedente condanna degli anni ’90 è tornata ad essere effettiva. Dopo un lungo processo, il 2 luglio 2014 Marcelo viene condannato per le rapine al Banco Santander di Valparaiso e al Banco Security. È stato condannato a 14 anni, con altri 40 anni di condanna dovuti alla precedente sentenza.

Juan Aliste Vega è anch’esso un ex membro di Mapu Lautaro e prigioniero politico negli anni ’90, accusato di aver partecipato alla rapina al Banco Santander (Valparaiso, settembre 2007) e al Banco Security (ottobre 2007), dove l’agente della repressione Luis Moyano è stato ucciso in uno scontro armato, così come un altra rapina a una terza banca. Juan è rimasto latitante fino al luglio 2010, quando è stato arrestato in Argentina ed espulso pochi giorni dopo. La procura ha chiesto l’ergastolo più 20 anni di carcere per aver ucciso il poliziotto, ferito l’altro e compiuto le tre rapine. Dopo un lungo processo, il 2 luglio 2014, Juan è stato condannato a complessivi 42 anni di carcere, suddivisi in: 18 per l’omicidio di Moyano, 10 per il tentato omicidio del poliziotto Abarca e 14 per la rapina al Banco Santander di Valparaiso e al Banco Security. È stato assolto per la rapina al Banco Santander di Agustinas.


Alejandro Astorga Valdès e Jorge Mateluna Rojas

Alejandro Astorga Valdès
Unidad Especial de Alta Seguridad — Cárcel de Alta Seguridad
Modulo J (3 piso)
1902 Avda. Pedro Montt
Santiago de Chile — Chile

Jorge Mateluna Rojas
Unidad Especial de Alta Seguridad — Cárcel de Alta Seguridad
Modulo J (2 piso)
1902 Avda. Pedro Montt
Santiago de Chile — Chile

Alejandro Astorga Valdès è un ex membro del MIR (Movimiento de Izquierda Revolucionaria, «Movimento della Sinistra Rivoluzionaria»), recatosi successivamente in Perù per unirsi al MRTA (Movimiento Revolucionario Túpac Amaru, «Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru»). Dopo essere stato condannato nel 1993, in Perù, per un attacco contro l’istituto peruviano–statuniteste di Lima, ha scontato 12 anni di reclusione nel carcere di massima sicurezza «Miguel Castro Castro» fino al suo rilascio nel novembre 2005 e al suo ritorno in Cile. Viene arrestato il 17 giugno 2013, con Jorge Mateluna Rojas, dopo l’esproprio di un Banco Santander nel comune di Pudahuel, a seguito di un inseguimento con la polizia. È stato condannato per rapina con intimidazione (10 anni), più possesso di un’arma da guerra (3 anni e un giorno).

Jorge Mateluna Rojas è stato condannato nel 1994 all’ergastolo per accuse relative a varie azioni accadute durante la sua militanza nel FPMR (Frente Patriótico Manuel Rodríguez, «Fronte Patriottico Manuel Rodríguez»). Aggressioni, violazione della legge sulla sicurezza dello Stato, associazione illecita e omicidio di un agente di polizia. Tramite gli scioperi della fame, la solidarietà e le mobilitazioni in strada e all’interno delle carceri da parte dei prigionieri, è stata ottenuta la legge sulla grazia per i «prigionieri politici». In questo modo, nel 2004 Jorge Mateluna ha potuto essere scarcerato attraverso l’indulto presidenziale. Viene nuovamente arrestato il 17 giugno 2013, con Alejandro Astorga Valdès, dopo l’esproprio di un Banco Santander nel comune di Pudahuel, a seguito di un inseguimento con la polizia. Jorge ha scelto di seguire un percorso incentrato esclusivamente sulla difesa legale e sui suoi aspetti prettamente legali. È stato condannato per rapina con intimidazione (11 anni), ricettazione per l’auto rubata per la rapina (3 anni e un giorno) e possesso di armi da guerra (5 anni e un giorno).


STATI UNITI D’AMERICA

Theodore Kaczynski

Theodore Kaczynski
# 04475-046, Usp Florence Admax, U. S. Penitentiary
P. O. Box 8500, Florence, CO 81226 — USA

Condannato a svariati ergastoli per avere inviato o collocato 16 tra pacchi-bomba e ordigni esplosivi contro scienziati, tecnici, ingegneri, ricercatori, lobbisti e compagnie aeree dal 1978 al 1995, provocando tre morti e 23 feriti, Ted Kaczynski è imprigionato nel carcere di massima sicurezza di Florence. Buona parte delle azioni per cui è stato condannato vennero rivendicate con il nome Freedom Club (di cui è noto il testo Industrial Society and Its Future, “La società industriale e il suo futuro”, del 1995). È stato arrestato dall’FBI il 3 aprile 1996. Nel 1998 gli avvocati, per poter evitare la condanna alla pena di morte, puntarono a farlo dichiarare affetto da infermità mentale, cosa che non accettò risolutamente. Il 22 gennaio 1998 si è dichiarato colpevole di tutte le accuse.

Nel 2016 ha pubblicato un libro intitolato Anti-Tech Revolution: Why and How, di cui è disponibile anche un’edizione italiana: T. J. Kaczynski, Anti-Tech Revolution: Come e Perché, Editziones Sa Kàvuna, Sardegna, gennaio 2021.


Marius Mason

Marie (Marius) Mason
#04672-061, FMC Carswell
P. O. Box 27137, Fort Worth, TX 76127 — USA

Marius Mason è un anarchico, ecologista per la liberazione animale, che dal 2008 si trova in un carcere federale negli Stati Uniti a scontare una condanna a 22 anni per aver compiuto degli attacchi incendiari a carattere ecologista. Nel 2014 Marius ha fatto coming out come persona trans e da allora chiede di rivolgersi a lui con il genere maschile. A seguito di ciò, il carcere non accetta la corrispondenza indirizzata a Marius, quindi per scrivergli bisogna indirizzarla a Marie (Marius) Mason.


Michael Kimble

Michael Kimble
# 138017, 3700 Holman Unit
Atmore, AL 36503 — USA

Michael è un anarchico, gay e nero, che sta scontando l’ergastolo per aver ucciso un bigotto razzista e omofobo.


Nicole Kissane e Joseph Buddenberg

Nicole Kissane
# 20651-111, FCI Dublin, 5701
8th Street — Camp Parks, Dublin, CA 94568 — USA

Joseph Buddenberg
# 12746-111, FCI Victorville Medium I
P. O. Box 3725, Adelanto, CA 92301 — USA


Brian Vaillancourt

Brian Vaillancourt
#M42889, Robinson Correctional Institution
13423 East 1150th Ave
Robinson, Il 62454 — USA

Brian Vaillancourt è un antispecista arrestato il 9 febbraio 2013 a Chicago per un presunto tentativo di incendio contro un McDonald’s. Sta scontando una sentenza a 9 anni di carcere.


Eric King

Eric King
#27090-045, FCI Englewood
9595 West Quincy Avenue
Littleton, CO  80123 — USA

Eric King è un anarchico arrestato a settembre 2014 con l’accusa di aver lanciato due bottiglie molotov dentro l’ufficio di un governatore. Nel 2016 è stato condannato a dieci anni di carcere con l’accusa di aver posseduto «materiali esplosivi atti a commettere incendi dolosi su proprietà utilizzate o che incidono sul commercio interstatale». La sua data di rilascio è il 2 giugno 2023. Dal suo arresto e la successiva incarcerazione, è stato estremamente isolato dai suoi cari ed è ripetutamente preso di mira dalle guardie.